Come Madeline Miller ha restituito al mondo la mitologia greca

Circe di Madeline Miller
Introduzione
Approcciandomi a Circe non avevo grandi aspettative: la mitologia greca di solito non è un tema che crea scalpore, dunque il fatto che il libro fosse un bestseller mi insospettiva. Avevo paura che la storia fosse stata eccessivamente semplificata o addirittura travisata. Invece, sono rimasta piacevolmente colpita. Certo, si tratta di un libro leggero e scorrevole, ma non per questo superficiale. Mi è piaciuto il modo in cui Miller ha deciso di trasformare un tema di nicchia come la mitologia antica in una storia interessante anche per il grande pubblico.La vita romanzata di Circe diventa così uno spunto per riflessioni profonde e rivalutazioni del personaggio: la protagonista non è la maga/strega che tutti ci immaginiamo, ma una donna con speciali capacità e innumerevoli dubbi. Insicurezza e rifiuto accompagnano una parte della sua vita, durante la quale incontrerà altri personaggi importanti come Dedalo, Ermes, Atena e l’immancabile Odisseo, molto diverso dal bello e buono eroe di cui sempre parliamo.
Qui trovi Circe di Madeline Miller
Recensione
Consiglio Circe sia a coloro che vogliono avvicinarsi alla mitologia in maniera leggera e coinvolgente, sia a coloro che la conoscono già e desiderano guardare le cose con un altro punto di vista. Ecco gli aspetti a mio parere più interessanti del libro.LO STILE
Il libro appare sin da subito molto scorrevole e cattura l’attenzione del lettore che non riesce quasi a staccarsene. È possibile terminarlo in pochi giorni: è veramente difficile fermarsi! La storia intriga molto proprio perché l’autrice ci porta a empatizzare con la protagonista. Circe prova spesso rabbia e smarrimento e il lettore non può non esserne partecipe. Lo stile leggero e semplice però non è mai banale: la piacevolezza della lettura non dipende dalla superficialità dell’autrice, ma dalla sua capacità di coinvolgimento. Fluidità di prosa e ricchezza di descrizioni aiutano a capire bene luoghi e personaggi anche a coloro che non sono avvezzi alla mitologia greca. Insomma, il racconto regge e pur non trattandosi di un libro impegnativo può essere considerato una buona opera da leggere serenamente.
UNA MITOLOGIA PER TUTTI
Conosciamo veramente Circe? Probabilmente no. Nell’immaginario collettivo è nota a tutti come la cattiva e manipolatrice maga dell’Odissea. Eppure dietro a questa definizione c’è molto di più: solitudine, soprusi, odio e dubbi continui attanagliano Circe sin dalla più tenera infanzia. Madeline Miller non fa altro che stendere una biografia romanzata a metà tra il reale e il fittizio per raccontarci la mitologia greca dalla prospettiva di uno dei suoi personaggi. Il fatto che la maga sia emarginata rispetto agli dei maggiori e agli eroi più conosciuti non fa altro che alimentare il fascino che il lettore prova nei suoi confronti. Obiettivo dell’autrice è in un certo senso riscattare la figura di Circe per come è spesso ricordata a causa dell’Odissea. Conoscendola a pieno, il lettore potrà finalmente capire cosa si nasconde dietro i suoi comportamenti, sviluppando un’idea più completa riguardo alla sua figura.
Infatti ogni persona, di natura divina o umana, è dotata di chiaroscuri: una visione manichea della realtà non è convincente. Così il fatto di rappresentare bontà e bellezza macchiate da egoismo o malvagità giustificata da esperienze passate apre a riflessioni più profonde e interessanti. Circe dunque, pur discendendo da stirpe divina, è molto umana, dilaniata dai dubbi, macchiata dalle colpe, perseguitata dalle responsabilità.
Avvicinare la protagonista del libro al lettore, creare una base comune fatta di emozioni e sbagli, porta a un’empatizzazione totale. Così anche chi non è mai stato interessato alla mitologia, spesso ritenuta noiosa, ha la possibilità di avvicinarsi alle sue storie e ai suoi personaggi, rimanendone affascinato. Imparando a conoscere dei, ninfe, eroi e uomini antichi, il lettore finisce per affezionarsi ad alcuni di loro, come Dedalo. In questo modo si crea un intreccio tra le vere storie mitologiche, attinte da Omero, Platone, Ovidio e Virgilio, e alcuni particolari inventati dalla Miller, che crea un mix perfetto tra le due cose.
LA CRESCITA DELLA PROTAGONISTA
La figura di Circe cresce con il passare del tempo, diventando più forte, matura e sicura di sé. Sin da piccola la protagonista viene abituata dalla famiglia a disprezzarsi. Solitudine e abbandono sono delle costanti per lei, che è sicura di essere peggio degli altri non possedendo lo splendore delle sorelle, la bella voce delle ninfe l’intelligenza degli dei. Saranno alcuni incontri a cambiarla. Glauco, Dedalo, Ermes e molti altri uomini le faranno cambiare idea, permettendole di scoprire e apprezzare i suoi poteri da maga. Questi ultimi però, se possono essere usati per guarire, hanno anche la capacità di ferire e distruggere. E Circe, spesso arrabbiata e delusa, non esita ad usarli per sfogare la propria cieca amarezza.
Da qui l’esilio che però non simboleggia la morte di Circe, ma l’inizio della sua vera vita. Con la consapevolezza di essere stata fino ad ora sopita, si rende conto di poter piegare chiunque al proprio volere grazie ai suoi incantesimi. L’incontro con Odisseo è solo l’ultimo di una lunga serie, si trova quasi alla fine del libro e, come gli altri, porta a un cambiamento nella protagonista. cambia Circe.
“Odisseo, figlio di Laerte, il grande viaggiatore, principe dell’inganno e dell’astuzia e dei mille espedienti. Mi aveva mostrato le sue cicatrici e in cambio mi aveva permesso di fingere che io non ne avessi alcuna”.
Odisseo però, come già accennato, non è l’eroe senza macchia di cui sempre si parla. Se all’inizio se ne sottolineano astuzia, fascino e fedeltà, poi emerge una natura malvagia ed egoista. Persino il figlio Telemaco prova risentimento nei suoi confronti per la costante insicurezza generata in lui: Odisseo lo definiva disonorevole e codardo per non aver scacciato da solo i pretendenti e spesso aveva atteggiamenti violenti contro i servi e la moglie. Telemaco arriva persino a dire che il padre ha reso miserevole la vita agli altri. Ancora una volta, Miller ci restituisce un ritratto ricco di sfaccettature e per nulla scontato.
LA CRITICA AGLI DEI
Circe ci viene presentata sin da subito diversa dagli altri dei. A più riprese nel corso della storia si sottolineano alcune loro caratteristiche negative: quando Circe trasforma Scilla in un mostro che spaventa e uccide gli uomini, a nessun dio viene in mente di eliminarlo, nonostante ne sia capace. I mostri sono una manna per gli dei, aumentano le preghiere e i sacrifici di molti uomini. Ne emerge, da questo semplice aneddoto, un ritratto egoistico e prepotente di coloro che invece, dotati di immortalità e poteri sovrannaturali, dovrebbero proteggere i mortali.
“Non c’è ragione per la giustizia. In questo tuo padre è il migliore di tutti. Raderebbe al suolo un intero villaggio se solo questo gli fruttasse una giovenca in più”. (Ermes a Circe)
Dunque è lecito chiedersi: Circe non è da meno, quando usa i propri incantesimi in modo negativo ha l’obiettivo di ferire, perché dovrebbe essere migliore degli dei che tanto critica? Certo, anche lei commette degli sbagli, ma dopo averlo fatto si prende le proprie responsabilità, cerca di rimediare o convive con il proprio senso di colpa. Così gli dei conoscono rabbia, dolore e lussuria ma rimangono privi di rimorso, vergogna e incertezza.
Se gli uomini riescono a raggiungere la fama solo grazie alle proprie qualità, con anni di fatica, diligenza, cura delle doti, gli dei diventano famosi distruggendo, radendo al suolo città e scatenando guerre. L’aroma degli altari non si lascia dietro altro che cenere. E Circe agli occhi delle divinità è debole e sciocca proprio perché è capace di provare ciò che loro non proveranno mai.
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